CHI SIAMO
L' Associazione Culturale "DIAMO VITA alla SOLIDARIETA'", che non persegue finalità di lucro, nasce per svolgere attività sociale a favore di soci e terzi. Si pone come scopo l'intenzione di proporre un nuovo modo di vivere l'ecologia attraverso il sostegno a forme di cambiamento, di riciclo, di riuso e risparmio in una logica di rispetto dell'oggetto, dell'ambiente e dell'uomo.
Invita, in sostanza, le persone a sperimentare una nuova cultura contrapposta alle cattive abitudini dell"usa e getta, ponendosi come motore di un cambiamento sociale teso alla valorizzazione dell'ambiente e dell'ecologia.
Promuove l'idea che i rifiuti siano risorse e non scarti, realizzando percorsi formativi, attività laboratoriali, giornate informative ed eventi a tema.
Promuove il risparmio energetico anche mediante la divulgazione di prodotti e strumenti ecosostenibili e un corretto riciclo dei prodotti, anche attraverso la promozione di attività come il baratto.
E' TEMPO DI RIUSO
E' necessario passare dalle lagne infanili "dell'io e ancora io" a "un noi per tutti", abbandonando l'autostima individuale in favore di un'autostima collettiva per arrivare ad un sistema più sociale ed ecologico; l'alternativa a un mondo distrutto senza nulla da offrire alle generazioni future. Se pur una piccola goccia nell'oceano, il riuso, può essere un ottimo inizio perchè sovverte completamente le caratteristiche della società consumistica, continuamente protesa verso il nuovo.
Per raggiungere i suoi obiettivi, l'economia consumista svaluta sistematicamente le proprie offerte precedenti generando un'insoddisfazione nei consumatori "obbedienti" per lasciare libero spazio alla domanda di nuovi beni prodotti.
L'uomo è oggi affascinato dalla possibilità di comprare cose sempre nuove. Egli ha fame di consumo. L'atto di comprare e consumare è diventato uno scopo coatto e irrazionale, poichè esso è fine a se stesso, con scarso rapporto con l'uso o il godimento delle cose comprate o consumate.
L'IMPORTANZA DEL RIUSO
Se ai tempi di Feuerbach l'uomo era ciò che mangiava, ai tempi di Bauman è quello che consuma e poi getta via.
La domanda da porre quindi non è quanto tempo durano le cose? Bensì per quanto tempo si fanno durare? Distruggere è facile, ma ricostruire?! E' in questo senso che il riuso si orienta.
Per certi aspetti, questa cultura del riutilizzare evoca le pratiche dei nostri nonni e delle civiltà contadine, abbandonate durante i "gloriosi" anni sessanta, che consistevano nell'utilizzare gli oggetti fino alla completa usura.
Il grande limite per il riuso, è rappresentato, oggi, dalla questione rifiuti, anche se in molti non lo percepiscono. Purtroppo in Italia i criteri di classificazione del riuso sono adatti a pianificare il riciclaggio, il compostaggio, l'incenerimento e lo smaltimento, ma non il riuso. E quindi succede che ogni giorno sotto la categoria "legnosi" vengano registrate allo stesso modo una cassetta della frutta rotta e una cassettiera antica. Quella cassettiera potrebbe essere perfettamente riusabile; anche da qualcun altro.
Ad assorbire un'offerta di cose usate infatti, non sono nè industrie, nè impianti, ma gruppi di individui spinti da motivazioni personali. Sono le situazioni più estreme, ad esempio, quelle che mettono in gioco la sopravvivenza, a rendere giustizia a quanto è già stato usato e poi gettato: i beni recuperati servono a soddisfare i bisogni essenziali.
L'importanza del riuso non è però misurabile solamente in termine di prevenzione dei rifiuti. Riusare i prodotti aiuta a mettere a freno all'inarrestabile aumento dell'inquinamento (Co2) che deriva dall'attività produttiva.
Ci sono cose che esistono da sempre, o da molto tempo, che ogn'uno continua ad "usare". Innanzitutto ogni cosa che costituisce a formare il contesto naturale: le montagne, i fiumi, i boschi etc., poi ancora le cose artificiali: le città, le strade, gli edifici etc. Riusare molte di queste cose già usate non crea alcun tipo di problema perchè il più delle volte è un'azione spontanea. E' raro che le persone si soffermino a riflettere sul fatto che quando vanno al cinema o al bar si siedono su poltrone usate da migliaia di altri clienti; quando dormono in un albergo si infilano tra le lenzuola usate centinaia di volte; quando vanno al ristorante mangiano in piatti strausati da altri e mettono in bocca posate che hanno toccato già molte altre bocche. E ancora, i musei sono per antonomasia il luogo in cui si conservano cose usate da altri popoli, altre civiltà, altre epoche. Vengono frequentati non solo per guardare gli oggetti esposti, ma soprattutto per respirare un pò dell'aria che altri individui vi hanno infuso.
L'uso e il riuso fanno parte di una dinamica intrinseca alla realtà; ma "materialisti" non si nasce, servono educazione ed esempio. Sviluppare una vera cultura basata sul riuso è importantissimo: garantisce una crescita alternativa e la diffusione della responsabilità verso le cose che concorrono a costruire il mondo, oltre a regalare un ambiente più pulito e meno inquinato. Fà guadagnare in rapporti umani, sociali e permette ottime possibilità di guadagno/risparmio. Vendere, donare e tenere: il riuso in azione. Infatti, una volta iniziato il suo viaggio verso il mercato dell'usato, un prodotto "scartato" ha bisogno di essere pulito e lucidato, o riparato e restaurato, perchè la sua "manutenzione" è l'elemento fondamentale che garantisce il "buon fine" dell'usato.